Editoriale Ar-Té

L’arte rivela il segreto delle cose, dal 20 Gennaio
18 Gennaio 2024
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Editoriale Ar-Té

Il dolore umano, in sé, non sa di arte né di parola. È, in sé, esperienza potenzialmente distruttiva, che solo mediante una reazione individuale o collettiva e attraverso un processo di elaborazione può esitare in una risoluzione. Vorrei riproporre qui il concetto di salute psichica come capacità di raccontare se stessi e il mondo in molti modi possibili (Ferro, 2004), ricostruendo la realtà attraverso molteplici prospettive, come una trama in continua trasformazione ed evoluzione. Per contrasto, l’alienazione, l’anomia, la malattia psichica o sociale rimandano ad una narrazione atrofizzata o alla dissoluzione della narrazione stessa nei casi più estremi. Ecco, quindi, il fil rouge dei contributi di questo numero di Ar-té.

-Roberto Boccalon affronta “l’incandescenza” dei processi primari in adolescenza (non possiamo a tal proposito non pensare a quanto il “coming of age”, il racconto del diventare adulti, costituisca un topos narrativo universale), individuando l’arte come esperienza di traduzione della realtà interna e come base di un processo terapeutico in cui l’arteterapeuta mette se stesso al servizio della crescita dell’altro, della traduzione del processo primario in pensiero evoluto. Ritroviamo nel suo contributo un dialogo continuo tra le opere dei pittori “colti”, dei filosofi, degli scrittori e gli artefatti, le riflessioni ed i pensieri dei pazienti, degli allievi, giovani partecipanti dei laboratori, in una sorta di narrazione a più voci.

-Laura Uboldi ci propone una lettura simbolica del processo arteterapeutico di trasformazione (anzi trasFORNazione) a partire dalla materia grezza, attraverso manipolazione, cambiamento e fissazione finale, compendiando ed integrando elementi del profondo (materno e paterno, femminile e maschile, simbiosi e differenziazione, passaggio dall’iniziale onnipotenza all’esame di realtà, attraverso una elaborazione che è insieme, nell’esposizione al fuoco, gestazione e catarsi) per giungere all’elaborazione delle pulsioni aggressive e della sofferenza psichica. Nuovamente racconto della trasformazione di sé, questa volta attraverso la materia.

-Claudio Tonino espone una sintesi anche storica (nuovamente narrazione) dell’impiego delle terapie espressive nella Comunità Fermata d’Autobus; anche in questo caso il canale analogico non verbale diventa mezzo per ricostruire una storia personale e collettiva (dapprima comunitaria e poi sociale).

-Valeria Imò, Ferruccio Demaestri, Davide Sannia, Massimo Pilla e Sara Garri raccontano l’esperienza del Collettivo Cortocircuito, un ricco, articolato e vitale laboratorio di espressione narrativa, nel contesto delle Comunità per minori del Centro Paolo VI di Casalnoceto.

-Nell’articolo di Rosa Porasso, i linguaggi del sogno e dell’arte sono nuovamente strumento di narrazione ed incontro tra mondo interno e mondo esterno, risposta a sofferenze personali e collettive, in un viaggio tra opere pittoriche che sono vere e proprie elaborazioni di ferite di vita (guerra, perdita) e ricostruzione di un senso narrativo.

Lorenzo Tamagnone